Trascuratezza. A dirlo senza mezze misure, questo è quello che mi raccontava il mio volto questa mattina - davanti allo specchio - dei tre giorni passati in casa a causa della "quarantena" imposta dal decreto ministeriale di inizio settimana.

La barba incolta sulle guance, i capelli arruffati, gli occhi assonnati. Non è questo, del resto, quello con cui ho a che fare ogni mattina, quando mi alzo prima di andare al lavoro? In effetti è così, se non si considera la consapevolezza - nei giorni normali - che dovrò sistemarmi per uscire. Ed è questa la grande differenza tra quei giorni, frenetici, e questi giorni, ristretti e dilatati a dismisura: non ci si prepara per uscire, annullando di fatto la separazione tra il retroscena "domestico" e la "ribalta" lavorativa.

Eppure quella barba incolta della mattina ha fatto in modo che attecchisse nella mia mente un pensiero, e si tratta del paragone di cui potremmo aver bisogno per spiegare questo periodo, certo ricco di insidie psicologiche e incertezze, ma anche forse di opportunità per una crescita individuale e collettiva.

Per chi non lo avesse studiato a scuola, si dice "maggese" quella pratica dell'agricoltura, viva prima della rivoluzione agricola, della "messa a riposo" di un terreno per restituirgli fertilità. Nei tempi antichi, prima che si trovassero altri modi più fruttiferi, tenere a rotazione un appezzamento di terra incolto era il modo per reintegrarne acqua e minerali. Un "riposo attivo", improduttivo quanto necessario per la successiva proliferazione.

Si tratta di un concetto lontanissimo da quello della nostra "vacanza" - dietro la quale si nasconde tutt'altro che il riposo, ma piuttosto l'iperproduzione (...but that's another story and shall be told another time...) - quanto vicino a quello della "quarantena", ovvero dell'isolamento obbligatorio che stiamo vivendo questi giorni. Un'"improduttività forzata" che ci costringe a proiettare le nostre risorse non più verso l'esterno, quanto verso noi stessi e ciò che ci è più prossimo.

Ecco che allora potrebbe esser sbagliato definire questa "quarantena" improduttiva, se diventa occasione di tornare a noi stessi, di annoiarci e sviluppare l'inventiva, di leggere, studiare, appassionarci a qualcosa di nuovo.

Ad esempio, a me questi giorni sono serviti per raccontare di nuovo qualcosa sulle pagine di questo blog. Ciò non può che essere la dimostrazione del fatto che di quarantena si può sì soffrire, ma anche godere. Che, di tanto in tanto, una barba incolta è necessaria.

In foto: Miniatura della "Bibbia Maciejowski" (Francia - datata tra il 1244 - 1254)