In questi giorni particolarmente difficili e nei quali, più che in altri giorni della nostra esistenza, dobbiamo affrontare per esigenza il tedio e la solitudine, mi è capitato spesso di pensare a quando ero un fumatore - o meglio, a quando - in un guizzo prodigioso di autostima e volontà - avevo appena smesso di fumare. Ricordo una sensazione precisa, che è poi gradualmente sparita, ovvero l’incapacità - vera o presunta tale - di non riuscire a riempire con consistenza i momenti morti della mia giornata.

Erano i momenti più difficili: quelli tra un’attività e un’altra, tra un posto e un altro, tra tutto ciò che stava in mezzo al punto A e il punto B. Ed erano quelli i momenti che, manco a dirlo, richiedevano la sigaretta come passatempo primario e irrinunciabile, per fare in modo che quei “non momenti” della mia vita si riempissero come per magia.

Oggi, da ex fumatore, ho imparato che è importante, invece, imparare a vivere tra gli interstizi, ovvero gli spazi vuoti necessari alla vita: quelli di congiunzione, quelli di separazione, di “vuoto pneumatico”, che più di tutti gli altri spazi sono soggetti a ospitare i vizi e i gesti compulsivi fatti per noia (accedendere una sigaretta, mangiare o anche solo masticare, tirare fuori lo smartphone e scrollare, scrollare...). Ed ho imparato questo perché ho capito, non senza difficoltà, che sono questi momenti “non rilevanti” - quando ti chedono “che fai” e come prima cosa rispondi “niente” - ad avere un valore inestimabile. Il problema è che siamo stati educati dal mondo - o abbiamo imparato in seguito - a riempire il tempo, a ottimizzarlo, a liberarci dal bisogno di gestire il tempo “davvero” libero (dal produrre, dal consumare e dal dormire).

Sono questi interstizi - questi momenti “tra” momenti - gli spazi dove si annida la fase della creatività spontanea, della riflessione, del vuoto nel tragitto dalla casa al pozzo che una volta si faceva sempre mentre oggi non si fa più, impegnati come siamo sempre ad appaltare le attività noiose, a delegare l’attesa, perché abbiamo sempre qualcosa da fare e un piacere istantaneo cui dare appagamento.

Ma in questi giorni di vita cambiata, dove il tempo è più anarchico e meno scandito - chissà? - il nostro horror vacui potrebbe affievolirsi. Una vita potrebbe ricostruirsi - a volte accade - a partire da un interstizio.

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