Tra i riferimenti alla 1x01 e i numerosi ricongiungimenti, la prima puntata dell’ottava stagione de Il Trono di Spade è una puntata di preparazione. “La tempesta”, ci dice, “sta per arrivare.”

SPOILER ALERT

Una divagazione per spiegare il titolo della recensione. La nozione di “cartoni preparatori” si tratta di una reminiscenza dell’Istituto d’Arte. Gli artisti del passato, soprattutto a partire dal Rinascimento, prima di realizzare le loro grandi opere, preparavano i cosiddetti “cartoni”. Erano studi preparatori e bozzetti tracciati su grandi pezzi di carta – in scala 1:1 – prima dell’esecuzione dell’opera finale. Affreschi e arazzi, infatti, erano tipologie di opere che, di solito, non davano all’artista la possibilità di correggere in itinere la scala, le proporzioni e lo schema generico, e per questo richiedevano dei “cartoni”, da trasferire sull’intonaco (nel caso dell’affresco) o da porre sotto il telaio (nel caso dell’arazzo). Sul cartone, quindi, era l’immagine dell’opera prima dell’opera. Come una proiezione definita ma non ancora del tutto compiuta.

Uno dei teaser più belli e suggestivi dell’ultima stagione de Il Trono di Spade racconta l’ottava stagione come la preparazione di un arazzo, unendo le frasi più significative della serie a un montaggio di un arcolaio, poi di un telaio. Mentre i fili si dispongono e si intrecciano, trama e ordito vanno a realizzare tutte le scene e i personaggi che abbiamo amato - Cersei, Jon Snow, Daenerys, e tutti i figurini più importanti – su un’unica, grande composizione, pronti ad agire e a dare avvio all’ultimo atto della storia.

Dopo la visione della prima puntata dell’ultima stagione, “Winterfell”, il passaggio è stato facile. Se l’ultima stagione è un arazzo, dove tutte le storie fanno finalmente parte dello stesso scenario, e sono finemente interrelate da una moltitudine di fili, allora questa puntata è il suo cartone preparatorio. Non solo, infatti, ha tutte le caratteristiche di una ripresa come si deve – con il compito necessario di riprendere tutti i fili del racconto e riassumerci a che punto siamo arrivati due anni fa – ma è un’entr’acte che prepara la scena dell’ultimo atto, con le sue emozioni e i suoi moventi ancora solamente “tratteggiati”. Questo non vuol dire che non sia una puntata valida; manca, però, di quell’azione, di quelle rivelazioni, di quei colori vividi cui siamo abituati. In questo senso è una “quiete prima della tempesta”, che stavolta arriverà violentissima (e in questa puntata, non si può certo dire che non si senta già intenso l’odore di pioggia).

Innanzitutto c’è la sigla nuova. Per la prima volta dall’inizio della serie, dopo che le altre si limitavano solamente a togliere e aggiungere sequenze, le nuove scene ci mostrano sia la barriera caduta, distrutta dal drago non-morto Viserion, che Grande Inverno e Approdo del Re come non le avevamo mai viste prima, con le loro sale interne, i sotterranei e le segrete. Questo può significare non solo che l’azione ora si concentra sui due luoghi da sempre più importanti della storia, ma anche che una mancanza di dispersione (sono diminuiti i personaggi e i luoghi) ci permetterà di scendere più “in profondità” nelle storyline rimaste.

La puntata, poi, si apre con l’arrivo di Jon e Daenerys a Grande Inverno. In questa sequenza più elementi stanno lì a ricordarci la scena dell’arrivo del Re nella prima puntata della prima stagione: il tema musicale è lo stesso, c’è un bambino si arrampica per osservare l’arrivo (nella puntata 1x01 era Bran), c’è la frase pronunciata da Sansa a Daenerys – “Winterfell is yours, Your Grace” – che è la stessa che Ned Stark pronunciò davanti a Robert Baratheon.

Gli eventi importanti, però, sono i ricongiungimenti (di nuovo, i fili che si uniscono). Il primo è quello tra Jon Snow (che forse dalla prossima puntata inizieremo a chiamare con il suo vero nome, ovvero Aegon Targaryen) e Arya Stark. La relazione tra i due, profondamente cambiati nel corso degli eventi della serie, potrebbe rivelarci delle sorprese. La nuova posizione di Jon Snow, infatti, che da bastardo è diventato sia erede al trono dei Sette Regni che Re del Nord, sarà sicuramente al centro di numerose svolte nel corso delle prossime puntate.

C’è poi l’altro incontro fondamentale: quello tra Bran Stark e Jaimie Lannister. È uno scambio di sguardi che suggerisce una nuova consapevolezza da entrambe le parti, ma soprattutto un nuovo rapporto di potere tra i due, ribaltato rispetto alla prima stagione. Bran è ormai sempre più vicino allo status di divinità (quando Jon gli dice che è ormai diventato un uomo, lui gli risponde “più o meno”), mentre Jaimie, arrivato a Grande Inverno come un mendicante (senza la grande accoglienza che era stata riservata, molto tempo addietro, al fratello della regina), nel vederlo, è posto davanti alle conseguenze delle proprie azioni. E poi ci sono tutta un’altra serie di incontri minori: Jon e Sam, Theon e Yara, Cersei e Euron, con i loro precisi significati.

È una puntata di incontri e fili che si uniscono: l’arazzo che si compone. Ciò che sta per arrivare può essere ancora solo intravisto, ma è già lì, pronto ad accadere.