La serie tv più importante degli ultimi dieci anni si è conclusa.

SPOILER ALERT

Eserciti, oro, bandiere?

Storie. Non c’è niente al mondo più potente di una buona storia. Niente può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla.

– Tyrion Lannister

Sono queste le parole con le quali Tyrion Lannister, prigioniero degli Immacolati, si pronuncia per introdurre la sua proposta ai Lord e alle Lady di Westeros di fare di Brandon Stark, “Lo Spezzato”, il Re dei Sei Regni. Oggi, all’indomani della fine di Game of Thrones, queste parole significano molto di più di un’arringa per rendere il Corvo con Tre Occhi il regnante definitivo – che spezzi la ruota di violenza e soprusi del Trono di Spade. È la frase che più di tutte riassume ciò che abbiamo vissuto insieme. Nonostante l’insoddisfazione generale che ha accompagnato la messa in onda degli ultimi episodi, Game of Thrones è stato un fenomeno narrativo senza precedenti e che, presumibilmente, rimarrà unico per molto tempo a venire.

Non c’è niente al mondo più potente di una buona storia. Niente che avrebbe potuto tirare a sé così tanto investimento emotivo ed economico, così tanta discussione e immaginazione. Niente se non una buona storia, potente e magnetica. Qualsiasi cosa si voglia dire adesso che il gran finale è andato in onda, il Trono di Spade è stato un successo. Ha accentrato il grande pubblico attorno ai suoi personaggi, ai suoi simboli e alla sua mitologia, realizzando quella che, presumibilmente, è la massima aspirazione di qualsiasi narrazione fantastica.

Ciò detto, qualcosa su questo finale bisognerà pur dirlo – lusinghiero o meno che sia.

Abbiamo assistito a un finale tipico: nella prima metà si è consumato il climax finale della storia, con l’uccisione di Daenerys da parte di Jon Snow e la distruzione del Trono di Spade, mentre nella seconda il classico epilogo con le varie conclusioni e la diaspora dei personaggi della storia.

Tutta la serie di buoni sentimenti, di tasselli che si incastrano, di nostalgie, non possono però farci dimenticare gli enormi problemi di quest’ultima stagione.

In primis , il taglio di episodi ha affrettato lo svolgersi della trama e ha indotto la semplificazione delle storyline principali (come quella che riguarda il rapporto tra Jon e Daenerys e il temperamento di lei), costringendoci ad interpretare molto di più rispetto a ciò che eravamo abituati a fare. Non fraintendetemi, è bello che lo spettatore debba interpretare; meno bello è che egli debba riempire i buchi – ciò che non gli è stato spiegato a dovere – con supposizioni e ragionamenti che starebbe agli sceneggiatori rendere alla portata di tutti.

In secondo luogo, ci sono i debiti narrativi non rispettati (dei quali ho già parlato in quest’articolo). I più gravi – quelli che ho aspettato a nominare perché non avevo ancora visto l’ultimo episodio – sono sicuramente il fatto che la storyline degli Estranei e l’identità di Jon Snow (R+L=J) non abbiano influito sull’esito del filone del Trono di Spade. Mi spiego: i due elementi sopracitati non hanno influito su ciò che è successo alla fine ad Approdo del Re (il che è ancora più grave se si pensa all’importanza che si è data a questi elementi).

Ci sono poi i debiti narrativi più piccoli, ma non più perdonabili, come ad esempio le lettere di Varys. Sono state inviate? Come hanno influito sulla trama?

Ultimo problema sono le inconsistenze di trama del finale. Perché Sansa Stark dovrebbe poter rivendicare l’indipendenza del Nord, mentre Yara Greyjoy dovrebbe accettare che le Isole di Ferro continuino ad essere sotto il controllo di Approdo del Re? O ancora, perché esiste ancora l’Ordine dei Guardiani della Notte se ormai non esistono più né minacce né barriere all’estremo Nord?

Nessuna petizione risolverà questi problemi. Neanche con un milione di firme.