Con la puntata 8x03 Benioff e Weiss ci hanno regalato uno dei momenti più cinematografici dell’intera serie, chiudendo il primo atto dell’ottava stagione in grande stile.

SPOILER ALERT

Una puntata inaspettata. Prima di iniziare a guardare l’ottava stagione, avevo una mia personale teoria (immagino largamente condivisa) su quale sarebbe stata la struttura di quest’ultima. Una parte avrebbe riguardato la lotta per il Trono di Spade tra le fazioni di Cersei e Daenerys, mentre un’altra avrebbe riguardato la lotta tra i vincitori dello scontro e il Re della Notte. Rigorosamente in quest’ordine, perché il Re della Notte – credevo - è la vera minaccia incombente fin dalla prima scena della serie e comunque la più temibile, al confronto della quale le altre sono quisquiglie, e lo scontro con esso è il gran finale – se si seguono certe solite regole delle storie. Inaspettatamente, però, è successo il contrario, ovvero questa prima parte dell’ottava stagione di Game of Thrones ha chiuso (almeno apparentemente) la storyline del Re della Notte, che sembrava il male più grande di tutti, lasciando in piedi quella del Trono di Spade. Come ci ha abituato la serie fin dall’inizio, se è vero che la narrazione ha regole ben precise, le storie che vengono narrate invece di regole non ne hanno affatto e possono andare come la vita vera. Non è vero che “ogni personaggio deve completare il proprio arco narrativo”, oppure che “i personaggi principali sopravvivono fino alla fine”, o che “il nemico che sembra più grande è l’ultimo che sarà sconfitto”.

Tolto lo scontro con quello che sembrava il major villain della serie, allora, che cosa ci rimane con tre puntate ancora (e per giunta le ultime) da riempire? La risposta è quanto mai semplice: ci rimane tutto. Una delle caratteristiche più interessanti di Game of Thrones è stata, infatti, quella di non mettere in scena una semplice lotta tra il bene e il male (come si fa nella maggior parte dei fantasy e anche in questa puntata), ma di porre sullo scenario una gran quantità di fazioni e quindi volontà diverse e opposte, rendendo potenzialmente ogni personaggio una fazione a sé stante. Ciascun personaggio, quindi, non è dalla parte né del bene né del male, né fino in fondo del proprio casato, ma solamente di sé stesso e di coloro con i quali stringe momentaneamente alleanza. Escludendo, quindi, il personaggio del Re della Notte (le cui motivazioni paiono sintetizzabili nella mera distruzione dell’umanità e della vita) nessun personaggio è stato un puro villain. Cersei lo è adesso, ma davvero possiamo affermare che Cersei sia stata sempre dalla parte sbagliata della storia? Chi di noi, quando era imprigionata e spogliata della sua dignità, nelle prigioni di Approdo del Re, ferita nel suo orgoglio di Lannister dai seguaci dell’Alto Passero, non ha sperato con forza che si vendicasse sull’odiosa Septa Unella? O ancora: Daenerys è sempre stata l’eroina della storia, ma davvero possiamo esser certi che non diventi villain prima della fine della serie? Questa è, ed è sempre stata, la cifra di Game of Thrones: il fatto che tutti avessero il potenziale per essere eroi e villain allo stesso tempo. Tutto quello che ci rimane alla fine del primo atto, adesso che il male puro è stato sconfitto, sono la debolezza e la forza di ciascun personaggio, quindi la malvagità e l’eroismo che albergano in ciascuno di loro. Questo è stato il vero propellente della serie. È per questo che ritengo che la sconfitta di questo “male puro”, personificato dal Re della Notte e dall’esercito dei morti, sia un punto a favore di questa stagione, che lascerà più respiro nell’ultimo atto a quello che è lo spirito autentico di Game of Thrones.

Riscatto e sacrificio. Alla fine, quindi, la grande battaglia è arrivata. Più imponente della Battaglia delle Acque Nere e di quella dei Bastardi messe insieme, più sanguinaria delle Nozze Rosse e più raccapricciante di Aspra Dimora, la puntata 8x03 del Trono di Spade è stata tra i momenti d’azione più emozionati, concitati e allo stesso tempo cinematografici dell’intera serie fin ora. L’ora e venti di puntata, diretta magistralmente da Miguel Sapochnik che l’ha commentata come un “survival horror”, è un concentrato di tensione che ha dato spazio a moltissimi personaggi, con risvolti a volte attesi e a volte del tutto inaspettati. L’uccisione del Re della Notte da parte di Arya Stark è stato, ad esempio, un colpo di scena totalmente riuscito.

Con la morte di Theon, ucciso dal Re della Notte nel tentativo di proteggere Bran, quella di Jorah Mormont, che sublima il suo amore per Daenerys compiendo per lei l’estremo sacrificio, e l’eroismo di Melisandre, le parole chiave di questa puntata sono state di sicuro queste: “riscatto” e “sacrificio”. Non ci resta che attendere le prossime puntate per capire quanti, di questi sacrifici, saranno ancora necessari prima della fine.